Parli sui forum? Vaffanculo 
Sei un rapperconscious?Vaffanculo 
Tu e le tue bazze: Vaffanculo 
Alle mie ex ragazze: Vaffanculo
 Agli sbirri in piazza: Vaffanculo 
A te e alla tua razza: Vaffanculo 
Chi parla di te? Io dico nessuno 
Chi parla di me se ne va affanculo

Parli sui forum? Vaffanculo 
Sei un rapperconscious?Vaffanculo 
Tu e le tue bazze: Vaffanculo 
Alle mie ex ragazze: Vaffanculo
 Agli sbirri in piazza: Vaffanculo 
A te e alla tua razza: Vaffanculo 
Chi parla di te? Io dico nessuno 
Chi parla di me se ne va affanculo

Il punto è che quando hai quindici, sedici, diciassette anni, puoi fare tutto. Puoi permetterti di sbagliare. Il fatto è che è bellissimo e non ce ne rendiamo conto. È l’età delle sigarette nascoste ai genitori, delle peggio feste, nei peggio locali, con la peggio musica. È l’età del saltare scuola e falsificare la giustifica. I maglioni troppo larghi, i thè sotto le coperte la domenica pomeriggio con le amiche. Le passeggiate avanti e indietro per le stesse vie. I concerti. I diari segreti. Le cicatrici sulle braccia. Le scritte nei bagni di scuola. I concerti. Le canne. È l’età degli errori, l’età che non torna, l’età di qualsiasi cosa fai puoi ancora rimediare. È l’età dei pianti per cose che non sono niente e sembrano tutto, l’età dei primi amori, i primi baci, il dolore di quando finisce, i “per sempre” che non lo saranno mai. Il fatto è che è stupendo e non ce ne rendiamo conto, ci mettiamo in gabbia per paura della vita, senza renderci conto che la vita vera è proprio ora, quella che non tornerà indietro, quella che a trent’anni vorremo poter rivivere. Il fatto è che siamo una generazione dannata, bruciata, andata, spirata. La generazione di facebook, di twitter e tumblr. Degli stamp delle conversazioni, dei messaggi troppo lunghi, dei troppi libri, dilatatori e tatuaggi fatti senza pensare. Degli acchiappasogni. Dei “voglio vivere a Londra”, “voglio vivere a New York”. Delle poesie sui banchi di scuola, delle lucine di natale attacate al muro della stanza. I film visti mille volte. Le amicizie a distanza. Le stazioni. I treni. Le insicurezze. Smettere di mangiare e ricominciare due giorni dopo. Ed è bellissimo, solo che non ce ne rendiamo conto. Solo che io non me ne rendo conto. È ora di cominciare a respirare, gridare e vivere. Vivere fino a consumarsi la pelle e le ossa. Vivere fino a consumarci l’anima.
Silvia Tarizzo